Poste maggiore azionista di Tim. La mossa del Gruppo guidato da Matteo Del Fante, che prevede un incremento fino al 24,81% nel capitale di Tim, campeggia su tutti i quotidiani. “Tim, il piano di Poste”, titola La Stampa, spiegando che “si delineano le prime linee chiave dopo la salita di Poste Italiane in Tim fino al 24,81%, quota che vale la palma di primo azionista del gruppo telefonico italiano. Due le direttrici sarebbero chiare, stando alle indiscrezioni. Primo, la centralità del cliente finale. Secondo, conseguenza diretta del primo punto, l’intenzione a creare una piattaforma dotata di più anime. Dai servizi mobili a quelli telefonici, dall’accelerazione sul digitale al potenziamento del cloud”. Il quotidiano torinese intervista il sottosegretario all’Economia Federico Freni, che dichiara: l’impegno di Poste in Tim “rappresenta un valore aggiunto per la società di telecomunicazioni. Avere come primo azionista una realtà con una vocazione industriale e finanziaria d’eccellenza, come è quella di Poste, sarà determinante per rafforzare il consolidamento di un asset altrettanto strategico per il Paese”.
La rivincita delle lettere
Ampio spazio dedica all’operazione Il Corriere della Sera, che titola: “La rivincita delle lettere sui telefonini: così in 10 anni il «peso» (e il destino) delle due società si è ribaltato in Borsa”. “Nel marzo 2017 Tim valeva in Borsa 19,5 miliardi di euro mentre Poste capitalizzava poco meno di 8,2 miliardi. Oggi quei valori sono rovesciati ed è il gruppo guidato da Del Fante a valere circa tre volte Tim, ossia 21,8 miliardi contro 7,15 miliardi”. Secondo il Corriere della Sera, il gruppo di Tlc, a partire dal 2026, “sarà il fornitore dei servizi di telefonia a 4,5 milioni di clienti PosteMobile, rimpiazzando l’attuale provider Vodafone. Ma a fare la differenza sarà, soprattutto, la mossa di offrire i servizi di Tim ai milioni di clienti che ogni giorno entrano in quasi 13 mila uffici postali”.
Piano di crescita
“Poste-Tim verso l’ok Antitrust. Del Fante: ‘Piano di crescita’”, titola Repubblica, spiegando: “Domani è già in agenda un cda Tim, di cui si discuterà anche del cambio nell’azionariato in vista dell’assemblea del 24 giugno, quando anche la governance sarà rivista per fare spazio in consiglio a Poste”. Il titolo del Messaggero è “Poste-Tim, focus sulle sinergie. Del Fante: ‘Passo importante’”. “Venerdì scorso il gruppo dei recapiti – si legge sul quotidiano romano – ha comunicato l'acquisto da Vivendi del 15% (10,77% del capitale) per 684 milioni che, sommato al 9,81% in suo possesso, porta la quota al 24,81%. Il gruppo francese si è diluito al 2,5% ma potrebbe esserci un interesse reciproco a proseguire rapporti win win avviati con la cessione del pacchetto: Poste potrebbe facilitare il ritorno di Vivendi nel cda a fronte del ritiro della causa di appello promossa da Parigi sulla vendita della rete. L'acquisizione – spiega ancora il Messaggero – verrà perfezionata dopo l'autorizzazione dell'Autorità (attesa a giugno) ma nella sostanza Poste è già il primo socio di Tim, dopo che per dieci anni quest'ultima è stata a trazione francese”.